Palazzo Reale, a Milano, ha ospitato nell'estate del 2018 la mostra Bonalumi 1958–2013, a cura di Marco Meneguzzo. Per la realizzazione di questa prima antologica dedicata ad Agostino Bonalumi (1935-2013) – una delle figure più rilevanti dell'astrattismo novecentesco – sono stato incaricato di studiare e progettare l'illuminazione delle opere e della relativa segnaletica (dal colophon alle didascalie).
L'occasione unica – la prima antologica! – e la fama delle opere di Bonalumi, oltre al prestigio internazionale del contesto, richiedevano uno studio di illuminazione sartoriale che ho intrapreso sala per sala, opera per opera, forma per forma, colore per colore.
Lo studio è stato complesso: l'antologica contava oltre 120 tele e sculture di forme e dimensioni diverse, quasi tutte esclusivamente monocromatiche, distribuite in undici sale con proprietà geometriche, lunghezze e altezze sostanzialmente differenti tra loro. Tele di grandi dimensioni sarebbero state esposte vicino a sculture di metallo lucido, ai soffitti di quattro metri si alternavano altri alti cinque, sei, otto o nove. Infine, alle difficoltà legate a queste variabili, si sommava il vincolo di utilizzare l'impianto già presente.
Per la realizzazione del progetto il primo passo è stato richiedere la sostituzione dei proiettori a sorgente alogena con lampade led ad alta resa cromatica, capaci di differenti angoli di distribuzione luminosa. La sostituzione era necessaria ma, per andare incontro alla committenza, ho proposto una serie di corpi luminosi che, grazie ad un aggancio universale, potevano essere installati sui binari trifase esistenti.
L'obiettivo che mi ero prefissato era sferzare la luce ambientale con sorgenti luminose dedicate a ogni singolo capolavoro e il miglior modo per metterlo in pratica, soprattutto con le tele tridimensionali di Bonalumi, era partire da un attento studio delle ombre. Ma la vera sfida, come già accennato, era illuminare con la stessa quantità di luce opere così eterogenee per colori, forme e dimensioni, adoperando per di più un sistema già esistente, con delle posizioni vincolate, e assecondando le diverse proporzioni delle sale.
È stato scritto che la pittura di Bonalumi è “estrusa” dalla superficie, “fuoriesce dal quadro verso l'esterno”, crea superfici multidimensionali e invade l'ambiente che l'accoglie. Assecondare con la luce le peculiarità di ogni capolavoro, qualunque fossero le sue caratteristiche, era l'unico modo per garantire agli occhi del visitatore sia l'effetto di crescente estrusione di ogni singola opera sia l'armonia dell'esposizione nel suo complesso.
Proprio per questo ho deciso di dedicare particolare attenzione, oltre alle fonti luminose, anche alla differenza di percezione della luce in funzione del colore: una variabile frequente nelle esposizioni di opere monocromatiche, accentuata in questa prima antologica su Bonalumi dagli accostamenti di grandi tele con dominanti rosse o gialle ad altre dipinte solo di nero.
L'illuminazione di Bonalumi a Palazzo Reale è stata letteralmente cucita su misura di ogni singola opera, attraverso studi e riflessioni. Conoscere bene l'autore è un dovere, perché ogni illuminazione è un'interpretazione — e come tale va discussa col curatore.