Posto tra le colline del cuneese sulla cima di un ripido colle che ospita il borgo storico di Mombasiglio, l'omonimo castello gode di uno spettacolare panorama sui rilievi e sulle campagne sottostanti. Su tutto il complesso, si eleva imponente la torre, alta 35 metri e visibile dalla vallata, che affaccia su un giardino dotato di un pozzo e protetto dalle mura di difesa.
Grazie alle mostre curate, allestite ed illuminate in prima persona presso il Castello Visconteo di Pavia (dal 2004 al 2015), ho avuto l'incarico di apportare, su invito del presidente della Fondazione proprietaria del castello, il mio contributo e il bagaglio di competenze sia nell'allestimento sia nell'illuminazione delle sale, che si articolano su quattro piani espositivi.
Il Castello, risalente all'anno mille e situato lungo un'importante direttrice che collega la pianura del Piemonte alla Liguria, all'inizio del XVII secolo subì una sostanziale ristrutturazione che ne privilegiò le funzioni residenziali e produttive, essendo venute meno le necessità di ordine militare. Dal 2001 è proprietà della Fondazione Castello di Mombasiglio, sede del G.A.L. Mongioie e del Museo Bonaparte.
Allestito all'interno del castello il museo napoleonico deve il proprio fascino non solo alle collezioni che contiene, ma anche allo storico maniero che le conserva. Una sorta di doppia lettura, un doppio percorso che fa sì che le collezioni non invadano la costruzione medioevale, ma che al contrario si integrino arricchendosi vicendevolmente.
Il museo verte intorno alla figura di Bonaparte generale dell'armata francese e alle numerose battaglie combattute durante la Prima Campagna d'Italia del 1796. L'esposizione è costituita da quadri e mobili d'epoca, da un grande busto di Napoleone realizzato da Louis Corbet – quindi da statue, cannoni, fucili, pistole, pallottole, fibbie, spade, monete e dalla serie di acquerelli e incisioni del Bagetti, Capitain Ingénieur Géographe Artiste napoleonico, una rarissima collezione che documenta sia i combattimenti, sia il territorio su cui ebbero luogo.
Al fine di evitare una successione di stampe e acquerelli di tipo didascalico, dove il dettaglio dell'incisione e del soggetto ritratto sono il cuore del percorso espositivo, ho proposto un'illuminazione di matrice teatrale con l'utilizzo di sagomatori che “ritagliano” in modo definito l'opera.
L'effetto progettato ha ottenuto lo scopo, in un contesto di penombra, di guidare lo sguardo del visitatore sui dettagli dell'opera, per poi lasciare che si sorprenda, avvicinandosi, grazie all'avvio di contributi multimediali ed estratti monografici delle battaglie retro-illuminati.
Nelle restanti sale l'obiettivo è stato produrre un'illuminazione che evidenziasse i reperti di valore storico artistico, utilizzando spotlight a binario, oppure le teche, con un sistema di illuminazione integrata con miscelazione delle tonalità della luce capace di far risaltare gli elementi di piccole dimensioni quali i soldatini piatti in stagno di Norimberga – una collezione unica a livello nazionale nel panorama dei musei storici.
L'ultimo passo, interessante e sfidante al tempo stesso, è stata l'illuminazione esterna del Castello, articolata su tre livelli gerarchici di importanza: il primo legato all'illuminazione del giardino, il secondo relativo al maniero/fortezza, e il terzo allo stacco della torre, valorizzandone l'altezza e la pietra, componente materico differente dal resto della struttura.
Ma il vero scopo del sistema di illuminazione della torre è stato renderla nuovamente, secoli dopo la sua costruzione, elemento guida dell'intera vallata.