Per la realizzazione de Il Nilo a Pompei – l’esposizione a cura di Federico Poole, Christian Greco e Alessia Fassone che si è tenuta dal 4 marzo al 4 settembre 2016 al Museo Egizio di Torino – sono stato incaricato di curare l’illuminazione degli oltre 300 reperti esposti, provenienti dalle collezioni di 20 musei italiani e stranieri, collocati nel nuovo spazio espositivo di 600 metri quadri dedicato alla memoria di Khaled Al-Asaad.
La mostra ha posto l’accento sull’incontro tra la cultura egizia e quella ellenistico romana, a partire da Alessandria d’Egitto fino alle case e ai luoghi di culto pompeiani — mostrando, attraverso pitture, sculture e vasellame, la grande influenza dell’Egitto tra le civiltà del Mediterraneo.
L’allestimento, realizzato dalla ditta Permasteelisa di Vittorio Veneto in collaborazione con PacTeam di Torino e progettato dall’architetto Lorenzo Greppi, modella lo spazio indiviso, formato dai due lunghi ambienti consacrati alle mostre temporanee, in una sequenza fluida di nove sale, corrispondenti ad altrettante sezioni tematiche.
Dal punto di vista illuminotecnico ho dato attenzione a ogni singola opera, andando a scegliere, in funzione della diagonale di incidenza, il faretto con il grado di apertura correttamente calibrato. Il compito è stato arduo ma stimolante: dato che il beam angle e un controllato field angle dovevano illuminare opere di piccole dimensioni quali ceramiche, suppellettili, preziosi corredi e papiri fino ad affreschi, sculture bronzi di grandi dimensioni.
La luce progettata doveva illuminare le vetrine autoportanti, sistemate nel vivo dell’itinerario di visita in modo da essere visibili su tutti i lati (le tipologie stand-alone), e controllare la riflessione nelle vetrine da incasso inserite a scomparsa all’interno delle contropareti espositive che disegnano la “corteccia” esterna delle sale. I proiettori ad alta resa cromatica (CRI > 90) sono stati studiati per non alterare i colori delle opere esposte a prescindere della cromia delle nove sale, dotate ognuna della propria specifica identità e della propria atmosfera cromatica, a partire dal blu oltremare della sala che accoglie il visitatore passando per le diverse gradazioni dell’ocra – dall’oro al colore della sabbia a quello del limo – che raccontano i primi contatti commerciali, per il grigio scuro che testimonia lo sviluppo dei culti legati ai misteri isiaci, fino al rosso pompeiano delle grandi ville campane e dei loro fantastici giardini immaginari.